Verso la fine di maggio 2026, è tornato a circolare sui social network un breve video filmato qualche anno fa nei pressi di Vientiane, in Laos. Su una ripida parete di granito, dove i turisti salgono con cautela aiutandosi con una corda di sicurezza, un monaco buddista scalzo e in tunica arancione si muove verso l'alto quasi senza alcuno sforzo apparente. Ha le mani giunte nel tradizionale gesto anjali — con i palmi premuti l'uno contro l'altro all'altezza del petto. Una borsa pende tranquillamente dalla sua spalla. L'inquadratura trema per l'emozione di chi riprende, mentre tra il pubblico si percepisce un profondo stupore.
Il video, risalente a circa il 2020, mostra il monaco mentre individua sporgenze e fessure quasi invisibili sulla roccia, spostando il peso del corpo da una gamba all'altra. Ogni movimento è preciso ed essenziale. I turisti accanto a lui sono visibilmente tesi, aggrappati alla fune e alla costante ricerca di un appiglio sicuro. Il monaco, invece, sembra stia semplicemente percorrendo un sentiero familiare. La scalata dura solo pochi secondi, ma lascia una forte impressione per il contrasto tra la comune prudenza umana e quella leggerezza che deriva da anni di pratica.
Questo filmato riappare periodicamente nei feed e ogni volta suscita i soliti interrogativi: se sia reale e come sia possibile una simile impresa. L'analisi delle riprese — la luce naturale, il comportamento dei presenti, la fisica dei movimenti — conferma che si tratta di una registrazione autentica e non di grafica computerizzata. La parete non è perfettamente liscia: presenta sufficienti appigli naturali che una persona esperta è in grado di sfruttare. Anni trascorsi a camminare scalzi, l'attività fisica quotidiana e la vita nelle regioni montuose del Laos sviluppano nei monaci una forza eccezionale nei piedi e nei polpacci, oltre a un incredibile senso dell'equilibrio.
Il gesto delle mani giunte è particolarmente significativo. Nella tradizione buddista, esso simboleggia concentrazione e rispetto. Qui si trasforma nell'incarnazione pratica di un principio cardine della disciplina: la piena presenza nel momento del "qui e ora". Finché la mente non vaga nella paura di cadere o nei pensieri sul futuro, il corpo agisce con la massima efficienza. La meditazione e la consapevolezza allenano proprio questa capacità: osservare le sensazioni, respirare e fare il passo successivo senza lasciarsi distrarre da giudizi superflui. Quella che appare come una dote sovrumana si rivela, in realtà, il frutto della disciplina di mente e corpo.
Oggi, in un'epoca in cui molti vivono immersi in un flusso costante di notifiche e ansie, un simile esempio acquista una pertinenza speciale. Il video ci ricorda che la concentrazione profonda e la connessione con il presente non sono concetti esotici, ma un'abilità che può essere coltivata. Non è necessario diventare monaci o scalare pareti rocciose. Basta riportare regolarmente l'attenzione su ciò che sta accadendo proprio adesso: al respiro, alle sensazioni fisiche, alle azioni più semplici.
In definitiva, questo breve filmato dal Laos mostra non solo le capacità fisiche dell'essere umano, ma qualcosa di ancora più importante: quanto il cammino diventi più agevole quando la coscienza è interamente rivolta al presente. Passo dopo passo, senza fretta e senza distrazioni.


