Hadouken nel cuore: «Street Fighter» del 2026 ha mandato al tappeto gli stereotipi di Hollywood

Autore: Svitlana Velhush

Per molto tempo gli adattamenti cinematografici dei videogiochi sono stati considerati a Hollywood una sorta di maledizione. Spettatori e critici ricordavano il classico «Street Fighter» del 1994 con Jean-Claude Van Damme — un insolito cocktail di generi per la sua epoca che, nonostante lo status di cult, restava comunque un prodotto del suo tempo. Tuttavia, con l'uscita del nuovo «Street Fighter» del 16 ottobre 2026 la situazione cambia radicalmente.

La nostra valutazione: Gaya - 8.1/10. Sebbene il film sia già diventato il migliore del franchise secondo le valutazioni della critica, il verdetto complessivo resta ancora misto. Ciononostante, è un cinema piacevole, coeso e a suo modo di qualità, che dimostra come gli adattamenti dei picchiaduro arcade possano essere autosufficienti.

Un insolito cocktail di generi e la nostalgia

Il nuovo film è una commedia d'azione con elementi di arti marziali, ambientata nel 1993. Il mondo dei tornei arcade e delle risse di strada è pieno di colori vivaci, nostalgia per i vecchi giochi e un ottimo umorismo. La tensione centrale ruota attorno ai vecchi amici e rivali Ryu e Ken. È proprio Chun-Li a trascinarli nel torneo World Warrior, che, come si scopre, nasconde dietro di sé non solo ambizioni sportive, ma anche un oscuro complotto e antichi demoni del passato.

Il film regala allo spettatore la sensazione di combattimenti energici, quasi arcade, con elementi di farsa, dove le risse si alternano organicamente a battute e scoppi emotivi. Un'ottima trovata del regista è un dettaglio concreto sotto forma di inserti animati in 2D nei flashback. Mostrano con stile la giovinezza dei protagonisti e la loro dolorosa rottura, aggiungendo varietà visiva alla pellicola.

Elementi videoludici: un omaggio, non un fine a sé stesso

Come nel caso del classico degli anni 90, qui sono presenti elementi familiari tratti dai giochi. Ma il principale pregio della nuova pellicola è che questi attributi non ostacolano la fruizione. Non trasformano il film in una cutscene interminabile. Le meccaniche riconoscibili e i riferimenti servono come piacevole bonus per i fan, creando un'atmosfera nostalgica, ma senza appesantire la narrazione e permettendo ai personaggi di restare persone vive.

Street Fighter (2026): Come il nuovo adattamento ha spezzato la maledizione ed è diventato una piacevole sorpresa

Perché questo è importante proprio ora e chi fa parte del cast

Dopo i precedenti adattamenti fallimentari del franchise, la nuova versione degli studi Legendary e Paramount con il regista Kitao Sakurai cerca di riportare l'interesse verso i videogiochi sul grande schermo. L'uscita in IMAX e le previsioni di incasso vicine a 70 milioni di dollari nel mondo mostrano che gli studi credono ancora in questi progetti e sono pronti a metterci l'anima.

Nel cast si è riunita una squadra impressionante: Andrew Koji nel ruolo di Ryu, Noah Centineo come Ken, Callina Liang nei panni di Chun-Li, Jason Momoa nel ruolo di Blanka, oltre ai wrestler Roman Reigns e Cody Rhodes. La durata è di circa due ore, il rating è PG-13.

Un dettaglio inaspettato: durante la preparazione l'attrice Callina Liang si è allenata seriamente, e in alcune scene sono state utilizzate speciali protesi per una massima corrispondenza all'immagine canonica del personaggio. Il regista ha sottolineato separatamente quanto questo abbia influito sull'autenticità e sulla dinamica delle riprese.

Conclusione

«Street Fighter» del 2026 è un ottimo esempio di come si possa adattare un videogioco mantenendo l'autosufficienza cinematografica. Il film è adatto ai fan dei giochi originali e agli amanti dell'azione leggera con umorismo. Tuttavia, chi cerca un dramma profondo o una messa in scena impeccabile e cupa farebbe meglio ad aspettare altre uscite.

In arrivo — l'uscita nelle sale 22 ottobre e possibili accesi dibattiti sul futuro degli adattamenti cinematografici dei videogiochi. Ma già ora è chiaro: «Street Fighter» ha dimostrato che anche il genere più insolito può diventare la base per un cinema molto piacevole e di qualità.

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