Oggi ci addentriamo nel mondo di "I Swear" (2025), una pellicola che riesce a essere al contempo esilarante e profondamente commovente, capace di suscitare brividi lungo la schiena.
È importante sottolineare che il film contiene un linguaggio forte, ma questo non è un avvertimento sulla volgarità fine a sé stessa. Le parole che sentiamo sono parte integrante della narrazione e derivano da una condizione medica del protagonista, non da malizia o per mero effetto scenico.
Il tema della condizione medica che influisce sulla comunicazione è stato esplorato in diverse opere cinematografiche. Tra queste, ricordiamo il commovente "Front of the Class" e la sua versione indiana "Hichki", il road movie "The Road Within", il thriller "Motherless Brooklyn" con Edward Norton e la commedia "Vincent Wants to Sea".
Sebbene tutte queste pellicole abbiano i loro meriti, la produzione britannica "I Swear" le supera in modo netto. Evita con maestria di scivolare nel melodramma lacrimoso, non sfrutta la pietà dello spettatore e non dipinge mai il protagonista unicamente come "il povero malato". Al contrario, ci offre un cinema vibrante, onesto e di straordinaria fruibilità.
La trama, più di una semplice diagnosi, si basa su eventi reali e ci trasporta nel 1983 nella cittadina scozzese di Galashiels. Qui, il giovane John Davidson, dodicenne, coltiva il sogno di diventare un calciatore, ma il destino ha in serbo per lui un percorso diverso.
A John viene diagnosticata la sindrome di Tourette, un disturbo neurologico che si manifesta con tic incontrollabili e improvvise esplosioni di linguaggio volgare. Questa diagnosi stravolge la sua esistenza, portando a incomprensioni da parte degli insegnanti, derisione da parte dei coetanei, isolamento e una lotta incessante per il diritto di essere semplicemente se stesso. Nonostante tutto, John non si arrende.
Il titolo originale, "I Swear", gioca abilmente con il doppio significato della parola inglese: "giuro" e "maledico". Questa ambivalenza racchiude l'essenza del film: un individuo che si impegna a dimostrare che la sua diagnosi non definisce la sua personalità, anche se la sua condizione lo rende letteralmente impossibile da ignorare.
Nel cast, Robert Aramayo offre una performance brillante nei panni di John Davidson, meritandosi giustamente un BAFTA come Miglior Attore. La sua interpretazione va oltre la semplice imitazione dei tic, scavando in profondità nella psiche di un uomo costretto a esprimere amore e dolore attraverso le imprecazioni.
Al suo fianco, troviamo la magnifica Shirley Henderson nel ruolo della madre di John e il severo Peter Mullan. Insieme, creano personaggi avvincenti e incredibilmente realistici, che contribuiscono in modo significativo alla forza emotiva del film.
Le valutazioni critiche confermano l'alto valore della pellicola: IMDb la accredita con un 8.6 su 10, Kinopoisk con 8.3 su 10. La Gaya Rating le assegna un eccezionale 8.9 su 10, un punteggio elevatissimo che riconosce la sua presentazione coinvolgente, la risoluzione logica e soddisfacente, e la recitazione straordinaria. Il fatto che il film sia tratto da eventi reali aggiunge un valore intrinseco, poiché la storia di John Davidson è autenticamente ispiratrice.
In conclusione, "I Swear" è un film che riesce a essere contemporaneamente divertente, drammatico e incredibilmente stiloso. Non predica la tolleranza attraverso un moralismo didascalico, ma si limita a mostrare un individuo che lotta, ama, ride e impreca. E lo fa in un modo che cattura lo spettatore dall'inizio alla fine.
È un buon film? Assolutamente sì. È intelligente, toccante e completamente avvincente.
Buona visione! 💔



