Potente brillamento solare M9.3: il Sole torna a mostrare la sua attività

Autore: Uliana S

A solar flare measuring M9.3 was detected around Earth facing sunspot region 4455 peaking at 01:36 UTC (June 3). A further update will be provided if a CME is associated with this event. So far it appears that an eruption with this event would likely be minor. More to follow.

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Un flare solare di classe M9.3 (R2-moderata) si è verificato alle 01:36 UTC del 3 giugno nell'area NOAA 4455.

Il 3 giugno 2026, il Sole ha dato prova della sua inesauribile energia. Alle 01:36 UTC, la regione attiva 4455, situata nei pressi del centro del disco solare nell'emisfero settentrionale, ha generato un potente brillamento di classe M9.3. L'evento ha causato interferenze radio moderate (livello R2) sul lato della Terra esposto alla luce solare.

I segnali premonitori si sono manifestati rapidamente. Già il 2 giugno, la NOAA aveva diffuso una rassegna video delle macchie solari e dei campi magnetici, segnalando l'emergere di nuovi flussi di flusso magnetico. Quasi subito dopo la registrazione, verso le 16:50 UTC, dalla medesima regione 4455 è scaturito un brillamento M3.3, il primo evento di rilievo a riattivare l'attività solare dopo una fase di relativa quiete.

Entro la mattina del 3 giugno, l'intensità è aumentata sensibilmente. I servizi di monitoraggio hanno registrato un flare di classe M9.33 (stimato da alcuni come M9.5), il più potente dallo scorso 24 aprile. Si è trattato di un fenomeno impulsivo: intenso e rapido, ma sufficiente a caricare l'ionosfera terrestre di plasma supplementare.

Gli esperti hanno immediatamente analizzato le possibili ripercussioni. Un brillamento di questa magnitudo può causare brevi interruzioni nelle comunicazioni radio ad alta frequenza sopra l'Oceano Pacifico, l'Asia, l'India, l'Africa orientale, l'Alaska e le Hawaii. Gli operatori radio HF potrebbero aver riscontrato disturbi per alcuni minuti. Secondo le stime della NOAA, l'emissione di particelle cariche è improbabile a causa della posizione della sorgente e della natura impulsiva dell'evento, sebbene rimanesse una piccola probabilità (circa il 3%).

L'interrogativo principale riguarda l'eventuale espulsione di massa coronale (CME). Stando ai dati preliminari, il flare è stato accompagnato da una CME di tipo "halo" diretta verso la Terra, sebbene al momento delle prime analisi i coronografi non offrissero ancora un'immagine nitida. Esperti come il fisico Stefan Burns hanno sottolineato l'importanza del fenomeno: l'attività è aumentata bruscamente proprio nella finestra temporale prevista, in coincidenza con la geometria planetaria.

La regione solare 4455 mostra una configurazione magnetica complessa e continua a rappresentare una fonte di elevata attività. Le previsioni della NOAA indicano un'alta probabilità di nuovi eventi di classe M (R1-R2) fino al 5 giugno. Al momento non sono previste tempeste geomagnetiche, tuttavia la situazione richiede un monitoraggio costante.

Simili brillamenti sono comuni nella fase ascendente del 25° ciclo solare, ma ricordano quanto i processi solari siano legati alle tecnologie e alla vita quotidiana sulla Terra, dalle comunicazioni satellitari alla navigazione. Le osservazioni proseguono e i prossimi giorni promettono nuovi dati sui possibili impatti per il nostro pianeta. Il Sole non dorme mai, e gli scienziati di tutto il mondo continuano a scrutarlo con la massima attenzione.

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Fonti

  • Space Weather Prediction Center National Oceanic and Atmospheric Administration

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