La Thailandia apre alle banche e alle stablecoin: ecco perché cambiano le regole del gioco finanziario

Modificato da: Yuliya Shumai

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In un mondo in cui il contante appare sempre più un retaggio del passato e gli asset digitali un’esotica scommessa rischiosa, la Thailandia compie un passo inaspettato: la banca centrale permetterà agli istituti di credito commerciali di emettere stablecoin ancorate al baht. Non si tratta di una semplice concessione normativa, bensì del segnale che il sistema finanziario tradizionale è ormai pronto a integrare strumenti che fino a ieri erano percepiti come una minaccia al suo monopolio.

Secondo quanto riportato da PA News, il governatore della Bank of Thailand ha dichiarato esplicitamente che le banche potranno lanciare tali token già nel corso di quest'anno. Si parla di equivalenti digitali della valuta nazionale, garantiti da riserve e sottoposti alla vigilanza dell'autorità di regolamentazione. A differenza delle stablecoin decentralizzate come USDT, queste verranno emesse sotto il controllo dello Stato, probabilmente nel rispetto di rigorosi requisiti di capitale e trasparenza.

Dietro questa decisione non vi è soltanto la volontà di stare al passo con il progresso tecnologico. La Thailandia, al pari di molte altre economie asiatiche, si trova a fronteggiare la fuga di capitali, l'aumento dei pagamenti transfrontalieri e la concorrenza delle piattaforme di criptovalute. Consentendo alle banche di emettere le proprie stablecoin, l'autorità di regolamentazione assume di fatto il controllo di un segmento che, altrimenti, sarebbe potuto finire nell'economia sommersa o nelle mani di operatori stranieri. Gli obiettivi sono chiari: preservare la sovranità monetaria, semplificare le transazioni interne e, potenzialmente, ridurre i costi dei trasferimenti per cittadini e imprese.

Per il cittadino comune, ciò significa che i tradizionali conti correnti potrebbero presto convivere con i token digitali all'interno della medesima applicazione. Si immagini di poter inviare istantaneamente stablecoin in baht all'estero, anziché ricorrere a intermediari, beneficiando di commissioni minime e senza il rischio della volatilità. Dal punto di vista psicologico, questo muta il rapporto con il denaro: esso diventa più "fluido", simile allo scorrere di un ruscello piuttosto che a un pesante fardello chiuso in cassaforte. Tuttavia, dietro la comodità si cela una nuova forma di dipendenza dall'infrastruttura bancaria e dalla fiducia nella solidità delle riserve.

Storicamente, mosse del genere ricordano come gli Stati, in passato, abbiano monopolizzato il conio delle monete per esercitare il controllo sull'economia. Oggi la blockchain riveste il ruolo della zecca, ma è sempre il regolatore a dettare le regole del gioco. Le conseguenze a lungo termine potrebbero essere duplici: un'accelerazione della digitalizzazione finanziaria nella regione e, al contempo, un rafforzamento della centralizzazione sotto le spoglie dell'innovazione. Per investitori e risparmiatori, questo è un segnale a riconsiderare dove allocare la propria liquidità, scegliendo tra i depositi tradizionali o i nuovi strumenti digitali vigilati dallo Stato.

In definitiva, la decisione della Thailandia dimostra che il denaro non si evolve a discapito del sistema, bensì al suo interno. E chi riuscirà a padroneggiare per primo queste nuove forme otterrà un vantaggio competitivo in un mondo dove velocità e controllo sono diventati le valute più preziose.

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Fonti

  • Таиланд разрешит банкам выпускать стейблкоины

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