L'Oman nazionalizza il mining di Bitcoin: lo Stato prende il controllo dell'oro digitale

Modificato da: Yuliya Shumai

Nel giugno 2026, il Sultanato dell'Oman ha compiuto un passo che stravolge la percezione comune del ruolo dello Stato nelle criptovalute. Invece di limitarsi a regolamentare o vietare, le autorità hanno lanciato Omanhash.om, una mining pool nazionale obbligatoria attraverso la quale devono ora transitare tutti gli operatori autorizzati del Paese.

La pool, nata sotto l'egida del Ministero dei Trasporti, delle Comunicazioni e delle Tecnologie dell'Informazione in collaborazione con l'azienda locale Frontier Technologies, ha debuttato con una potenza di circa 10 EH/s. Non si tratta di una semplice piattaforma tecnica: la partecipazione è diventata un requisito indispensabile per l'attività legale dei miner. Di fatto, l'Oman è il primo Stato al mondo a rendere una pool governativa l'unico punto di accesso legale alla rete Bitcoin per tutti i soggetti licenziatari.

Dietro questa decisione non vi è solo la volontà di monitorare il consumo energetico e rispettare le normative antiriciclaggio (AML). Da diversi anni l'Oman sta diversificando la propria economia nell'ambito del programma Vision 2040, investendo centinaia di milioni di dollari — oltre 700 milioni — nell'infrastruttura per il mining. L'energia in eccesso, compreso il gas che un tempo veniva semplicemente bruciato, viene ora trasformata in veri e propri Bitcoin. Lo Stato non si limita a osservare il mercato, ma vi partecipa direttamente, trasformando il mining in uno strumento di strategia nazionale.

Per il piccolo investitore o il possessore di Bitcoin, questo rappresenta un segnale di cambio di paradigma. Se in passato le criptovalute erano associate alla decentralizzazione e all'evasione dal controllo statale, ora gli attori sovrani stanno diventando essi stessi protagonisti della rete. La concentrazione dell'hashrate in un'unica pool controllata dalle autorità potrebbe influenzare la distribuzione delle ricompense e, a lungo termine, la resilienza della rete stessa contro la centralizzazione.

È interessante notare come l'Oman non sia il primo a muoversi, ma sia tra i più risoluti: l'obbligatorietà della pool garantisce alle autorità una visione completa su consumi energetici, flussi finanziari e operatori di mercato. Si tratta al contempo di una tutela contro le attività illecite e di un modo per monetizzare le risorse naturali nell'era digitale. Per chi considera il Bitcoin come "oro digitale", questa svolta dimostra che persino le monarchie tradizionali del Medio Oriente lo vedono come un asset strategico e non solo come uno strumento speculativo.

In definitiva, l'Oman mostra come uno Stato possa integrare le criptovalute nella propria economia anziché contrastarle, mantenendo il controllo ma traendone profitto. Per le finanze personali, questo serve da promemoria: il Bitcoin non riguarda più solo la libertà dalle banche, ma anche il modo in cui le nazioni stanno ripensando il proprio rapporto con il denaro del futuro.

6 Visualizzazioni

Fonti

  • Оман запускает Bitcoin mining pool

Hai trovato un errore o un'inaccuratezza?Esamineremo il tuo commento il prima possibile.